Attualmente circa il 30% dell'anidride carbonica emessa dall'uomo in atmosfera proviene dalla deforestazione che viene effettuata principalmente per motivi commerciali o per ottenere terreno coltivabile o per l'allevamento (vedi figura 1).
FIGURA 1: Immagine satellitare dello stato di Roraima nell'Amazzonia Brasiliana. La costruzione di una strada all'interno della foresta si trasforma in breve tempo in opera di disboscamento: con la tecnica a spina di pesce ben presto non resta più nulla della vegetazione primaria!
Le foreste sono importanti serbatoi per l'assorbimento del carbonio: l'ammontare di carbonio immagazzinato nella biomassa verde è di circa 500-600 Pg, sebbene tra il 1990 ed il 2005 esso sia calato di 1,7-2 Pg all'anno.
La deforestazione all'interno del ciclo del carbonio agisce in due modi:
FIGURA 2: La deforestazione avviene spesso bruciando la vegetazione
Le foreste, oltre ad essere importanti nel ciclo del carbonio e a fornire prodotti legnosi e non, svolgono molteplici funzioni quali la salvaguardia della biodiversità, la conservazione delle acque e la difesa del territorio. Il disboscamento, quindi, ha anche altri effetti negativi, quali la diminuzione della fertilità del suolo , l'incremento dei processi di erosione del suolo, fino alla desertificazione.
La deforestazione distrugge ogni anno nel mondo circa 13 milioni di ettari di foreste. Una parte di questa perdita viene bilanciata da programmi di riforestazione e dall'espansione naturale delle foreste esistenti cosicché la perdita netta annuale risulta pari a 7,3 milioni di ettari all'anno. Ciò significa che nel mondo ogni anno scompare un'area boschiva grande come circa un quarto dell'Italia ovvero ogni tre secondi viene distrutto un pezzo di foresta grande come un campo da calcio!
Fortunatamente i programmi di riforestazione si stanno sempre più diffondendo anche se ora rappresentano meno del 5 per cento del totale delle aree forestali.