Come si ricostruisce il clima del passato?
Per studiare i climi, i climatologi - gli studiosi della climatologia - dispongono di diversi tipi di dati:
- Dati climatici strumentali
- Le moderne stazioni meteo (vedi figura 1) sono in genere fornite di sensori digitali di temperatura, precipitazioni (pluviometro - per misurare la quantità di pioggia e neve caduta), umidità (igrometro), direzione e la velocità del vento (anemometro), pressione atmosferica (barometro), e registrano sia i valori estremi che l'andamento nel tempo di tutti i dati atmosferici. Le stazioni sono poi spesso collegate a Internet permettendo così l'accesso ai dati in tempo reale su pagine web e via e-mail, SMS o telefono. I dati strumentali sono ovviamente disponibili unicamente da quando esistono gli strumenti e la loro affidabilità e continuità varia a seconda di quanto ci si vuole spingere nel passato:
- per gli ultimi 50 anni sono disponibili dati molto accurati, omogenei e ad un elevata risoluzione spaziale e temporale relativi a temperatura, quantità di pioggia caduta, umidità, composizione chimica dell'atmosfera, velocità del vento;
- per gli ultimi 200 anni sono disponibili valori di temperatura
e pioggia caduta, ma con un'affidabilità e completezza
molto diversa a seconda dei luoghi in cui sono stati misurati.
Inoltre la copertura geografica risulta molto disomogenea. In
Europa esistono le serie strumentali più lunghe del mondo.
FIGURA 1: La moderna stazione
meteo di Vigo di Fassa a 1.380 s.l.m.
- Dati climatici proxy
- I dati proxy (ovvero dati "delegati") non forniscono una misura diretta delle variabili climatiche ma si basano sugli effetti che i cambiamenti del clima hanno avuto su tutte le componenti del nostro pianeta quali la flora, la fauna, la composizione dell'atmosfera.
Informazioni relative alle temperature, alle precipitazioni, alla composizione chimica dell'atmosfera possono essere ricavate dalle carote di ghiaccio estratte dai ghiacciai e dalle calotte glaciali (vedi figura 2), dagli anelli degli alberi, dai sedimenti marini e lacustri, dai coralli (vedi figura 3).
Tali dati permettono di studiare i climi delle ere passate indagando fino a più di 700 mila anni fa. Ovviamente la loro affidabilità e precisione è minore dei dati strumentali e la loro disponibilità è limitata geograficamente, tuttavia rimangono una fondamentale (e per ora unica) fonte di informazione per lo studio dei climi passati.
FIGURA 2: Il 21 dicembre
2004 a Dome Concordia, in Antartide, i ricercatori del progetto
EPICA (European Project for Ice Coring in Antarctica), al quale
l'Italia partecipa attivamente, hanno concluso una perforazione
della calotta glaciale estraendo una porzione di ghiaccio proveniente
dalla profondità di 3270,20 m. Tale carota permetterà
di ricostruire la storia del clima negli ultimi 740.000 anni.
FIGURA 3: Gli anelli degli
alberi, i sedimenti marini, i coralli possono darci preziose informazioni
sul clima del passato.
Indipendentemente dai dati che si usano, ogni ricerca
sul clima è resa difficoltosa dalla grandezza della scala a cui
si lavora (tutto il mondo!), dall'ampiezza dei periodi di tempo che
si considerano e dall'intrinseca complessità dei processi che
governano l'atmosfera. Per descrivere e comprendere la dinamica dei
meccanismi atmosferici, i climatologi sviluppano e utilizzano modelli
matematici, che sono spesso stocastici
(cioè comprendenti fenomeni "casuali"). Tali modelli permettono
di interpretare meglio le condizioni climatiche del passato, di capire
quelle attuali e di prevedere quelle future.