Tutti vorremmo sapere con certezza quali saranno le conseguenze delle nostre emissioni di gas serra in atmosfera e come si modificherà la Terra e la nostra vita in conseguenza di ciò. Le previsioni sono molto difficili a causa dell'estrema complessità del problema tuttavia gli scienziati, utilizzando complessi modelli climatologici possono darci delle risposte, non certe ma con un'alta probabilità di accadimento. Ciascuna previsione è valida per un dato scenario di emissione basato su considerazioni sociali, economiche e politiche e che possono includere diverse (o anche nessuna) iniziative sul clima.
Secondo l'ultimo rapporto dell'IPCC (pubblicato nel 2007), se continueremo ad immettere nell'atmosfera gas serra al tasso attuale o superiore, avverranno le seguenti cose:
FIGURA 1: In figura sono rappresentate le variazioni delle temperature terrestri alla superficie previste all'inizio e alla fine del XXI secolo. Per leggere la figura, nota che: ogni riga di figure è relativa ad un diverso scenario di emissione; i cambiamenti sono misurati rispetto alle temperature medie del periodo 1980-1999 e a colori più scuri corrispondono aumenti di temperatura maggiori (come indicato nella legenda cromatica); i pannelli a sinistra sono riferiti al periodo 2020-2029 e quelli a destra al periodo 2090-2099. Queste previsioni sono state ricavate dall'IPCC utilizzando vari modelli climatici per ciascuno dei diversi scenari di emissione considerati. I valori riportati per ogni scenario sono le medie tra i risultati dei diversi modelli.
È gia successo! La temperatura globale media alla superficie terrestre è già cresciuta di 0,74°C negli ultimi 100 anni (con un intervallo di incertezza tra 0,56-0,92) (vedi figura 2a) e negli ultimi 50 anni sta aumentando più velocemente di prima! Negli anni dal 1995 al 2006 si sono verificati gli undici anni più caldi dal 1850.
FIGURA 2: Cambiamenti osservati in: (a) temperatura media globale alla superficie terrestre; (b) innalzamento globale medio del livello del mare da mareografi (blu) e da dati da satellite (rosso); (c) copertura nevosa per l'emisfero nord fra marzo e aprile. Tutti i cambiamenti sono relativi alle corrispondenti medie per il periodo 1961-1990. Le curve rappresentano i valori medi decennali mentre i cerchi bianchi sono i valori annuali. L'area ombreggiata è l'intervallo di incertezza ricavata da un'analisi dettagliata delle incertezze conosciute (a e b) oppure dalle serie temporali (c) (IPCC WGI, 2007).
FIGURA 3: Il ritiro del ghiacciaio della Marmolada nelle Dolomiti: nella foto a sinistra, la Marmolada nel 1870. Si nota che il limite inferiore cingeva completamente la Cima Dodici. Nella foto a destra, il ghiacciaio della Marmolada nel 2006. Dal 1905 si è avuto un ritiro di circa 650 m per il fronte Centrale, 400 m per quello Occidentale e 380 m per quello Orientale.
È gia successo! I ghiacciai montani (vedi figura 3) e la copertura nevosa (vedi figura 2c) sono mediamente diminuiti in entrambi gli emisferi. In Antartide e Groenlandia si è verificata una consistente perdita di ghiaccio.
È gia successo! Negli ultimi 50 anni la temperatura media globale degli oceani è aumentata almeno fino alla profondità di 3000 metri perché l'oceano sta assorbendo più dell'80% del calore aggiunto al sistema climatico. Negli ultimi 50 anni il livello medio dei mari è cresciuto ad un tasso medio di 1,8 mm per anno (incertezza 1,3-2,3). La crescita totale per il XX secolo è stata stimata pari a 17 cm (incertezza 12-22 cm) (Fig2b).
FIGURA 4: I cambiamenti climatici attualmente in atto riguardano variazioni della temperatura dell'atmosfera e degli oceani, dell'intensità e della distribuzione delle precipitazioni, della frequenza di eventi estremi quali gli uragani.
È gia successo! Sono state registrate siccità più lunghe e di maggior intensità in aree sempre più estese a partire dagli anni '70, soprattutto nelle zone tropicali e sub-tropicali. Sono stati osservati con maggior frequenza le ondate di calore e gli eventi di abbondanti precipitazioni che danno luogo a inondazioni. I cicloni tropicali a partire dal 1970 hanno aumentato la loro attività soprattutto nel Nord Atlantico (vedi figura 5). Il recente rapporto dell'IPCC afferma che, per queste variazioni relative all'accadimento di eventi estremi, l'influenza delle attività umane è "più probabile che non". Ciò significa che occorre continuare le osservazioni e le analisi dei dati futuri per arrivare a conclusioni scientificamente più certe ma che, in ogni caso, una componente antropica sembra assodata.
FIGURA 5: Nel 2005, tra la fine di agosto e l'inizio di settembre, l'uragano Katrina ha devastato parte della costa del Golfo del Messico negli Stati Uniti, colpendo in particolare gli stati del Mississippi e della Louisiana. A New Orleans l'uragano ha provocato la rottura degli argini che proteggevano la città causando l'inondazione del 80% del territorio urbano. I costi di Katrina sono stati elevatissimi: almeno 1836 morti e danni per più di 8000 miliardi di dollari. Nelle immagini: la formazione e il percorso di Katrina (a), Katrina vista da satellite il 28 agosto (b), New Orleans allagata (c). Potete vedere il percorso di Katrina anche sul filmato allegato Uragano Katrina.
Le influenze di una maggior concentrazione di gas serra non riguardano, quindi, soltanto le temperature ma anche diversi altri parametri climatici come la distribuzione nello spazio e nel tempo delle precipitazioni, la frequenza di uragani, inondazioni, siccità. E' per questo motivo che attualmente, invece di riscaldamento climatico, si preferisce usare il termine cambiamenti climatici (vedi figura 4).
Ma non solo, sono previste anche conseguenze su tutta la biosfera:
È gia successo! Il pH alla superficie degli oceani è già diminuito di 0,1 unità rispetto al periodo pre-industriale.
FIGURA 6: Alle latitudini settentrionali inverni più miti aumentano la possibilità di piogge sopra il suolo ricoperto di neve che possono creare enormi problemi agli animali erbivori, in particolare renne, caribù e buoi muschiati, che si nutrono di licheni. Infatti l'infiltrazione di acqua piovana attraverso la neve causa lo scioglimento dello strato di neve a contatto col suolo che successivamente, quando le temperature scendono come ad esempio di notte, si trasforma in ghiaccio e forma una spessa copertura impenetrabile che impedisce agli animali di accedere al cibo. Inoltre le temperature più alte promuovono la crescita di funghi e muffe tossiche tra i licheni, per cui gli animali evitano queste aree.
È gia successo! Molte specie sembrano in difficoltà per i cambiamenti climatici (Parmesan e Yohe, 2003; Root et al. 2003), come gli orsi polari, i pinguini, le tartarughe marine e le balene. Molte specie, dai molluschi ai mammiferi e dalle erbe agli alberi, hanno spostato i loro areali verso i poli (mediamente di 6,1 km per decennio). In Europa, alcune farfalle si sono spostate verso nord di 50 -100 chilometri (vedi figura 7).
FIGURA 7: Spostamento di areale di due specie di farfalle in Europa: a sinistra Argynnis paphia nei paesi scandinavi ha spostato il suo areale verso nord; a destra Heodes tityrus ha abbandonato le porzioni più meridionali del suo habitat e colonizzato nuove aree più a nord (Parmesan et al, 1999); al centro Camille Parmesan, biologa presso l'Università del Texas, a "caccia" di farfalle.
FIGURA 8: Gli eventi primaverili, tipicamente legati alla riproduzione della specie, anticipano ogni anno. Nelle foto: la fioritura di un albero, un nido di cardellino con le uova, una parata di fagiano di monte e un accoppiamento di rana temporaria.
FIGURA 9: Nel sud della Svizzera si assiste a un cambiamento della vegetazione: piante decidue autoctone "lasciano il posto" a sempreverdi esotiche. Il grafico a destra riporta, in funzione del tempo, il numero di specie esotiche presenti (in verde, sull'asse destro) e il numero di giorni di gelo (in azzurro, sull'asse sinistro). Le piante esotiche sembrano trarre vantaggio da un clima più mite ovvero con meno giorni di gelo (fonte: Walther et al., 2002).
È gia successo! Un caso di malaria in Corsica.
Tutti questi cambiamenti avranno dei costi notevoli in termini economici, ecologici e di salute umana. Inoltre anche se smettessimo di emettere gas serra e le concentrazioni in atmosfera si stabilizzassero, il riscaldamento globale e l'innalzamento del livello del mare continuerebbero per almeno un millennio. Ciò è dovuto alle lunghe scale temporali associate ai processi climatici e al ciclo del carbonio: occorrono infatti molti anni per rimuovere dall'atmosfera i gas serra emessi. Insomma, non c'è proprio da stare allegri!
Se volete scoprire se variando le nostre emissioni è ancora possibile arrestare i cambiamenti climatici, non vi resta che affrontare il prossimo, e ultimo, modulo 6.